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Regime di cassa per le imprese minori

Una delle principali novità in materia fiscale e agevolativa, introdotte dalla legge di bilancio 2017 (L. 11.12.2016 n. 232), è il regime di cassa per le imprese minori. Infatti, a decorrere dal 2017 viene modificata la disciplina fiscale e contabile di dette imprese, vale a dire le imprese in contabilità semplificata che non abbiano optato per la tenuta della contabilità ordinaria (art. 18 del DPR 600/73).

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Tale regime di contabilità semplificata è applicabile ad imprenditori individuali, società di persone e soggetti assimilati con ricavi contenuti nei limiti di 400.000,00 euro, per le attività di prestazioni di servizi, oppure 700.000,00 euro, per le altre attività.

La nuova disciplina è applicabile a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2016, ossia dal 2017 per i soggetti solari.

La novità consiste nell’abbandono del principio di competenza per la determinazione del reddito in favore dell’adozione del principio di cassa, ex art. 66 del TUIR (già previsto per gli esercenti arti e professioni), in forza del quale le componenti rilevanti concorrono alla formazione del reddito nel momento della loro manifestazione numeraria, vale a dire all’atto del loro incasso (se positivi) o pagamento (se negativi).

Dal 2017, infatti, il reddito delle imprese minori è costituito dalla differenza tra:

  • l’ammontare dei ricavi tipici, dei dividendi e degli interessi attivi percepiti nel periodo d’imposta;
  • quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività d’impresa.

 

Il criterio di cassa, di fatto, riguarda solo le principali operazioni attive e passive dell’impresa (vendite, prestazioni e acquisti di beni e servizi) mentre per le altre poste resta ancora applicabile il criterio della competenza. Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate in una risposta a un convegno specialistico, continuano a rilevarsi per competenza ammortamenti, plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze attive e passive, costi del personale, oneri di utilità sociale, nonché, per effetto del rinvio che l’articolo 66 del Tuir fa all’articolo 102, i canoni di leasing. Continua ad applicarsi il criterio della competenza anche per i componenti emergenti dall’assegnazione dei beni ai soci o in caso di destinazione a finalità estranee all’esercizio d’impresa.

È importante sottolineare che le nuove regole di determinazione del reddito ai fini IRPEF trovano applicazione anche ai fini IRAP. Pertanto, a partire dal periodo d’imposta 2017, anche il valore della produzione netta delle imprese in contabilità semplificata sarà determinato in base al principio di cassa.

Ai fini della determinazione del reddito non assumono più rilevanza le rimanenze finali e inziali di cui agli artt. 92. 93 e 94 del TUIR. Infatti, in applicazione del principio di cassa, le spese per le merci acquistate diventano deducibili nel periodo di sostenimento del costo. Un’unica eccezione, prevista per gestire la fase transitoria del passaggio al regime di cassa, è prevista dal co.18 dell’art.1 della L. 232/2016, il quale dispone che, per il primo anno di adozione del nuovo regime di cassa, il reddito d’impresa è ridotto dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio di competenza, senza che l’eventuale perdita che ne derivi possa essere riportata in avanti nei successivi periodi d’imposta. Così, ad esempio, l’impresa Alfa che evidenzi, al 31/12/2016, rimanenze finali per 30.000,00 Euro potrà portare tale importo a riduzione del reddito d’impresa determinato per cassa nel periodo d’imposta 2017.

Per quanto riguarda gli adempimenti contabili, i soggetti in regime di contabilità semplificata devono tenere, dal 01/01/2017, i seguenti registri contabili;

  1. Registri cronologici dei ricavi e delle spese (art. 18 co. 2 del DPR 600/73);
  2. Registri prescritti ai fini IVA (art. 23.24.25 del DPR 633/72);
  3. Registro dei beni ammortizzabili (art. 16 del DPR 600/73);
  4. Libro unico del lavoro (ove richiesto, art. 39 del DL 112/2008).

Vi sono tre alternative possibili per la tenuta dei suddetti registri:

  1. Metodo cronologico (art. 18 co. 2 e 2 del DPR 600/73): esso comporta la tenuta di due distinti registri in cui annotare incassi e pagamenti (Registro Incassi e Registro Pagamenti), oltre, ovviamente, alla tenuta dei registri Iva; sugli stessi registri (Incassi e Pagamenti) vanno annotati anche gli altri componenti positivi e negativi di reddito, diversi da quelli che generano incassi o pagamenti (esempio: ammortamenti, sopravvenienze, minusvalenze e plusvalenze, ecc..)
  2. Metodo della contabilità IVA integrata (art. 18 co. 4 del DPR 600/73): esso comporta la sostituzione dei registri incassi e pagamenti con la tenuta dei soli registri Iva c.d. “integrati”, ossia, con separata annotazione sui registri IVA, a fine anno, dei mancati incassi/pagamenti; devono altresì essere annotate (entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi) separatamente le operazioni non soggette a registrazioni ai fini IVA (ad esempio, aggi, interessi passivi, ecc..);
  3. Metodo delle registrazioni (art.18 co. 5 del DPR 600/73): è esercitabile PREVIA OPZIONE, vincolante per almeno un triennio e si fonda, per finalità di semplificazione, sulla base di una presunzione legale secondo la quale la data di registrazione dei documenti coincide con quella di incasso o pagamento. Detta presunzione consente, appunto, la tenuta dei registri IVA senza dover operare le annotazioni relative ad incassi e pagamenti, fermo restando l’obbligo della separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione Iva. Si precisa che solo questo terzo metodo richiede l’esercizio di un’opzione.

In conclusione, la modifica introdotta dalla legge di bilancio 2017 che comporta il passaggio da un criterio basato sulla competenza ad uno basato sul criterio di cassa, pur determinando alcune complicanze a livello amministrativo, mira ad agevolare le imprese di minori dimensioni, consentendo loro di far coincidere il momento del prelievo fiscale alle concrete disponibilità finanziarie, attutendo gli effetti negativi legati ai ritardi nei pagamenti.

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