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MANOVRA CORRETTIVA, D.L. 50/2017 ALTRE NOVITÀ: SPLIT PAYMENT E ACE

Con il DL 50/2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2017, l’applicazione del meccanismo dello split payment o “scissione dei pagamenti” è stato esteso, sia con riferimento alla platea dei destinatari delle fattura in split payment (includendo, in sostanza, quasi l’intero comparto pubblico, oltre che una parte del comparto privato) che con riferimento agli emittenti.

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 1.  ESTENSIONE DEL MECCANISMO DELLO SPLIT PAYMENT

Lo speciale meccanismo, disciplinato dall’art. 17-ter del DPR 633/72, prevede che l’IVA, gravante su una cessione di beni o una prestazione di servizi, applicata dal fornitore all’atto dell’emissione della fattura di vendita, sia versata all’Erario direttamente dal cessionario o committente dell’operazione. Nella sostanza, l’acquirente “trattiene” l’imposta, limitandosi a corrispondere alla controparte il solo corrispettivo. Essendosi lo “split payment” rivelato uno strumento di contrasto all’evasione di particolare efficacia, il Governo ha deciso di ampliare l’ambito applicativo dell’art. 17-ter del DPR 633/72.

Sul fronte dei “destinatari” delle operazioni, se la previgente versione dell’art. 17-ter del DPR 633/1972 faceva riferimento allo Stato e agli altri enti di natura pubblica (tra cui quelli individuati dall’indice IPA), nell’attuale versione ci si riferisce ora alla generalità delle Pubbliche Amministrazioni ex art. 1 comma 2 della L. 196/2009, andando quindi a coincidere con la platea di coloro che ricevono fatture elettroniche nel formato PA, ed estendendo il meccanismo in oggetto anche ad altri soggetti del settore privato. In sostanza, tra i “destinatari” (ossia il “lato passivo” della fatturazione) possiamo ora annoverare anche:

  • le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana (fatta salva la possibilità di individuare, con apposito decreto ministeriale, un indice alternativo di riferimento);
  • le società controllate direttamente da enti pubblici territoriali quali Regioni, Province e Comuni, solo mediante controllo “di diritto”ex  2359 comma 1 n. 1) c.c.;
  •  le società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri, sia               mediante controllo “di diritto” ai sensi dell’ 2359 comma 1 n. 1) c.c. (possesso del 50%+1 delle quote) sia     mediante controllo “di fatto” ai sensi dell’art. 2359 comma 1 n. 2) c.c. (esercizio di un’influenza dominante     nell’assemblea ordinaria della controllata);
  • le società controllate direttamente o indirettamente ex 2359 comma 1 n. 1) c.c., da parte delle società sopra menzionate di cui alle lettera a) e b).

Con riferimento al “lato attivo” della fatturazione, ossia gli emittenti della fattura, l’abrogazione del comma 2 dell’art. 17-ter ha comportato che le disposizioni in parola si applichino ora anche alle prestazioni di servizi assoggettate a ritenuta alla fonte, sinora escluse dalla speciale disciplina, fatturate nei confronti dei soggetti ricompresi nel “lato passivo”.

Si tratta, a titolo esemplificativo, dei lavoratori autonomi esercenti arti e professioni, delle prestazioni di agenzia e di intermediazione, delle cessioni di brevetti e di tutte le altre fattispecie per le quali il Dpr 600/73 prevede l’obbligo, per il committente, di operare ritenuta a titolo d’imposta o di acconto ai fini Irpef o Ires.

Le disposizioni attuative saranno contenute in un decreto del Ministero delle finanze che dovrà essere emanato entro 30 giorni dal 24 aprile 2017.

Le novità in materia di “split payment” si renderanno applicabili alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017.

 

 2. NOVITÀ IN MATERIA DI ACE

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DL n. 50/2017 diventano pienamente operative le modifiche alla disciplina dell’ACE dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2016 (quindi dal 2017 per i soggetti solari). Si tratta di modifiche che vanno nel senso di depotenziamento dell’agevolazione, in quanto prevedono che per la base di calcolo ACE occorre prendere a riferimento non più gli incrementi netti del patrimonio rispetto a quelli esistenti al 31 dicembre 2010 (si fa riferimento, in questa sede, ai soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare), bensì gli incrementi netti rispetto alla dotazione esistente alla chiusura del quinto esercizio precedente a quello di riferimento.

Di fatto, gli incrementi rilevanti saranno solo quelli dell’esercizio per il quale si effettua il calcolo e dei quattro esercizi anteriori, con esclusione di quelli precedenti: ponendosi, ad esempio, nella situazione delle società che determinano l’ACE per il 2017, se senza la modifica in commento sarebbero stati computati nella base di calcolo tutte le movimentazioni dei sette anni che vanno dal 2011 al 2017, per effetto della nuova norma ci si dovrà limitare a conteggiare le movimentazioni del quinquennio 2013-2017.

La ratio del provvedimento è quella di sostituire un parametro fisso (quello del patrimonio netto al 31 dicembre 2010) con un parametro mobile (il patrimonio netto esistente al termine del quinto esercizio precedente).

Il meccanismo previsto dallo stesso decreto legge per gli imprenditori individuali e per le società di persone va nello stesso senso di quello descritto per le società di capitali, anche se è stato necessario un coordinamento con le disposizioni della L. 232/2016, che hanno appena modificato le regole per i soggetti IRPEF.

A seguito dell’intervento della L. 232/2016, infatti, la base ACE di tali soggetti è rappresentata dalla somma algebrica:

– di una componente “statica”, rappresentata dalla differenza tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010;

– di una componente “dinamica”, rappresentata dagli incrementi netti registrati dopo il 31 dicembre 2015 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019, calcolati secondo le regole delle società di capitali.

Questa norma viene adattata ai nuovi principi (ovvero, alla rilevanza nella base ACE dei soli incrementi rilevati negli ultimi cinque anni) stabilendo che la componente “statica” (in realtà non più tale, diventando anch’essa mobile) sia computata quale differenza tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre del quinto anno precedente a quello per cui si effettua il calcolo.

In tal modo, per i soggetti Irpef, l’incremento patrimoniale 2015-2011 andrà a ridursi dal 2017 al 2019, fino ad azzerarsi dal 2020. A partire dal 2020 si avrà coincidenza delle regole Ace applicate dai soggetti Irpef e Ires.

Le nuove norme riguardano i periodi d’imposta successivi al 31/12/2016, tuttavia sono previsti appositi obblighi di ricalcolo dell’acconto 2017 per i soli soggetti Ires, con necessità di ricalcolare l’imposta 2016 tenendo conto dei soli incrementi registrati nel quinquennio 2012-2016.

Nessun obbligo di ricalcolo dell’acconto 2017, invece, è previsto per i soggetti Irpef.

 

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